pan suona il flauto nella foresta

Dal panico a Pan: comprendere l’attacco di panico tra clinica e mito

January 28, 20266 min read

L’attacco di panico è una delle esperienze più sconvolgenti che una persona possa vivere.

Arriva all’improvviso, senza preavviso, come una scarica violenta che attraversa corpo e mente: il cuore accelera, il respiro si blocca, la vista si annebbia, e un pensiero assordante prende forma — sto per morire, sto impazzendo, sto perdendo il controllo.

Molte persone descrivono il panico come un crollo improvviso di certezze, una vertigine in cui il mondo si dissolve.

Eppure, dietro la sua brutalità, l’attacco di panico è anche un linguaggio.

È la voce dell’anima che, quando non viene ascoltata, urla attraverso il corpo.

Clinicamente, l’attacco di panico è una crisi acuta di ansia che si manifesta con sintomi fisici e cognitivi intensi: tachicardia, tremori, sudorazione, sensazione di soffocamento, paura di perdere il controllo o di morire.

A livello neurobiologico, si tratta di un’attivazione improvvisa del sistema simpatico: l’organismo entra in allarme, come se fosse in pericolo, anche in assenza di un rischio reale.

Secondo Joseph LeDoux (Il cervello emotivo, 1996), questa reazione coinvolge il circuito dell’amigdala, sede delle risposte primarie di paura.

Stephen Porges, con la teoria polivagale (2011), spiega che durante un attacco di panico il sistema nervoso si blocca tra due estremi: iperattivazione (lotta/fuga) e collasso (immobilità).

Il corpo vive l’impossibilità di scegliere: reagire o fuggire diventa impossibile.

Da un punto di vista psicologico, l’attacco di panico rappresenta un fallimento temporaneo delle difese dell’Io.

Il soggetto, che normalmente regola l’emotività attraverso controllo e razionalizzazione, viene improvvisamente travolto da un afflusso di emozioni non pensabili.

Il psicoanalista Wilfred Bion avrebbe parlato di fallimento della funzione alfa: “Quando la mente non riesce a trasformare l’esperienza emotiva in pensiero, l’emozione invade la coscienza come terrore senza nome.” (Apprendere dall’esperienza, 1962)

Il panico è dunque la forma estrema di un’esperienza psichica non contenuta.

È il corpo che prende la parola quando la mente non riesce più a pensare.

Il panico nella prospettiva junghiana: l’irruzione dell’inconscio

Per Carl Gustav Jung, ogni sintomo psicologico è anche un simbolo: un tentativo dell’inconscio di comunicare qualcosa che la coscienza rifiuta di vedere.

Nel caso del panico, la coscienza viene “invasa” da energie psichiche autonome, forze archetipiche che superano le difese dell’Io.

Jung scriveva:

“Ogni crisi psichica è l’annuncio di una trasformazione.”

(Psicologia e alchimia, 1958)

L’attacco di panico rappresenta proprio questo: una trasformazione che non trova ancora forma.

È la numinosità dell’inconscio che si manifesta in modo spaventoso perché non è stata ancora riconosciuta.

Quando la vita interiore viene troppo a lungo controllata, negata o repressa, l’inconscio irrompe con la forza di un dio dimenticato.

Il mito di Pan: il dio che spaventa e risveglia

L’origine del termine panico deriva proprio dal dio greco Pan, figura ibrida e potente: metà uomo e metà capra, signore dei boschi, della sessualità, della natura indomita.

Pan incarna tutto ciò che è istintuale, vitale, selvaggio.

Secondo il mito, quando le ninfe lo respingevano, egli esplodeva in grida così terrificanti da far fuggire uomini e animali: da quelle urla nacque il panikon deima, il “terrore di Pan”.

James Hillman, nel suo saggio Pan e l’orrore dell’anima (1972), interpreta il mito come la rappresentazione simbolica del nostro rapporto con l’istinto:

“Pan è la divinità dimenticata della modernità. Ogni volta che lo reprimiamo, ci visita con la sua paura.”

L’attacco di panico, da questo punto di vista, è l’irruzione di Pan nella psiche contemporanea:

il ritorno improvviso del corpo, del desiderio, dell’emozione — di tutto ciò che è stato escluso dall’immagine controllata di sé.

È il richiamo della parte naturale e animalesca che chiede di essere riconosciuta.

Il significato simbolico: la paura come soglia

Marie-Louise von Franz descriveva l’angoscia acuta come il preludio di un processo di rinascita psichica:

l’Io deve “morire” simbolicamente per lasciare spazio a una forma più ampia di coscienza.

L’attacco di panico diventa così un’esperienza di passaggio, un attraversamento dell’ombra.

Per Erich Neumann, nel suo testo La psicologia del profondo e la nuova etica (1954), la crisi è la manifestazione del Sé che cerca un nuovo equilibrio tra conscio e inconscio.

In altre parole, il panico è il sintomo di una psiche che vuole evolvere, ma che incontra la resistenza dell’Io.

L’esperienza panica, allora, non è soltanto la rottura del controllo, ma anche il momento in cui la vita interiore tenta di rientrare nella coscienza.

È una crisi del significato che, se attraversata, può diventare un varco verso la totalità.

Il lavoro terapeutico: dal terrore al pensiero

La psicoterapia, in particolare quella ad orientamento analitico, offre un luogo in cui ciò che nel panico è troppo può finalmente essere contenuto e nominato.

Il terapeuta diventa una presenza che regge: aiuta il paziente a sopportare l’intensità dell’esperienza senza crollare, permettendo alla paura di trasformarsi in parola e comprensione.

Nel linguaggio di Bion, la relazione terapeutica diventa un contenitore in cui il terrore può essere pensato, digerito, trasformato.

Nel linguaggio di Jung, è il luogo della funzione trascendente: l’incontro tra opposti, controllo e abbandono, paura e fiducia, che genera una nuova forma di consapevolezza.

La guarigione non consiste nel non avere più paura, ma nel poter dire:

“Sì, ho paura. Ma posso restare.”

Riconciliarsi con Pan

Il panico, nella sua forma più brutale, ci mette in contatto con la fragilità assoluta dell’essere vivi.

Ma proprio lì, nel punto di massima paura, si apre la possibilità di un incontro più autentico con sé.

Pan, il dio del terrore, è anche il dio della natura, della fertilità, della musica e della vita che pulsa.

Riconoscere Pan significa riconoscere che dentro di noi convivono paura e vitalità, morte e rinascita.

E che l’ansia, quando è accolta, non distrugge: apre.

Come scriveva Jung,

“L’angoscia è la via attraverso cui la vita cerca di diventare conscia di sé.”

Guarire dal panico, allora, non significa eliminare la paura, ma trasformarla in consapevolezza del proprio respiro, del proprio limite, della propria anima.


📚 Bibliografia essenziale

Psicologia analitica e simbolica

  • Jung, C. G. (1958). Psicologia e alchimia. Torino: Bollati Boringhieri.

  • Jung, C. G. (1960). L’uomo e i suoi simboli. Milano: TEA.

  • Von Franz, M.-L. (1972). L’ombra e il male nella fiaba. Milano: Bompiani.

  • Hillman, J. (1972). Pan e l’orrore dell’anima. In Saggio su Pan. Milano: Adelphi.

  • Neumann, E. (1954). La psicologia del profondo e la nuova etica. Torino: Bollati Boringhieri.

Psicoanalisi e teoria del contenimento

  • Bion, W. R. (1962). Apprendere dall’esperienza. Roma: Armando Editore.

  • Winnicott, D. W. (1960). La paura del crollo. In Sviluppo affettivo e ambiente. Roma: Armando.

  • Klein, M. (1948). Invidia e gratitudine. Firenze: Martinelli.

Fenomenologia e filosofia dell’angoscia

  • May, R. (1950). Il significato dell’ansia. Milano: Astrolabio.

  • Binswanger, L. (1947). Angoscia e amore. Milano: Il Saggiatore.

  • Laing, R. D. (1960). L’Io diviso. Milano: Feltrinelli.

Neuroscienze e trauma

  • LeDoux, J. (1996). Il cervello emotivo. Milano: Baldini & Castoldi.

  • Porges, S. W. (2011). La teoria polivagale. Roma: Giovanni Fioriti Editore.

  • Van der Kolk, B. (2014). Il corpo accusa il colpo. Milano: Raffaello Cortina.

  • Schore, A. N. (2003). Affect Regulation and the Repair of the Self. New York: Norton.

La Dottoressa Federica De Prisco aiuta persone che vivono sopraffatte dall’ansia e dagli attacchi di panico a ritrovare calma e sicurezza interiore con un percorso per comprendere ciò che accade dentro di se, senza temere più le proprie emozioni e a ritrovare fiducia, stabilità e libertà di vivere pienamente.

Federica De Prisco

La Dottoressa Federica De Prisco aiuta persone che vivono sopraffatte dall’ansia e dagli attacchi di panico a ritrovare calma e sicurezza interiore con un percorso per comprendere ciò che accade dentro di se, senza temere più le proprie emozioni e a ritrovare fiducia, stabilità e libertà di vivere pienamente.

Back to Blog